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PIERLUIGI IGHINA
INTERVISTATO DA MILENA GABANELLI DI "REPORT" RAI TRE

Report, la
trasmissione di Raitre del 5 novembre del 1998 - dal titolo Idee, invenzioni e
brevetti, intervistò
PIERLUIGI IGHINA, nato
a Milano il 23 giugno 1908 e morto a Imola l'8 gennaio 2004. All’epoca della
trasmissione Ighina aveva la veneranda età di 90 anni. Questo inventore diceva
che fu un collaboratore di Guglielmo Marconi. La sua invenzione, alquanto
bizzarra e strana, consisteva in un macchinario dotato di eliche che giravano
lentamente e come per magia...il cielo nero denso e nuvoloso si apriva al
centro, lasciando filtrare deliziosi e caldi raggi solari. Il video purtroppo,
per ragioni ancora ignote, è stato censurato e non è più disponibile in rete.
Marconi, spiega Ighina, aveva scoperto
l’energia attraverso la forma a spirale del guscio della lumaca.
[di Milena
Gabanelli - per REPORT Rai Tre]
PIERLUIGI IGHINA: Girando a destra, noi possiamo capovolgere la lumaca. Va
sempre a destra ma capovolgendola va a sinistra. E quindi noi viviamo dentro a
questa riflessione di energia.
REPORT: Dal sole parte una spirale gialla. Dalla terra, invece, una spirale
blu. Proseguendo gli studi di Marconi, Ighina ha determinato che l’incontro
dell’energia solare, positiva, e dell’energia terrestre, negativa, forma la
materia. La pulsazione di questo incontro è l’atomo magnetico.
PIERLUIGI IGHINA: L’atomo magnetico prende l’energia solare e si apre, prende
quella terrestre e si chiude. Questa è la vita nostra. Pulsare sempre, tutto
pulsa.
Quello che non pulsa non vale niente.
REPORT: Tutti gli esperimenti di Ighina sono basati sul ritmo di energia
solare e terrestre. Attraverso questo ritmo si possono rigenerare cellule vive,
neutralizzare terremoti, allontanare e avvicinare le nuvole.
PIERLUIGI IGHINA: Mamma mia, cosa vuol dire l’energia, eh?
Ecco, questa è la valvola dei terremoti. Antisismica. Che cos’è il terremoto? Il
terremoto è nato con gas compresso. Se noi andiamo in bicicletta, affinché non
scoppi la gomma, dobbiamo metterci la valvola. No? E così anche questo fa lo
stesso. Tale e quale, ma non lo vogliono capire. E allora io sono della lega di
chi se ne frega. Peggio per loro, no?
REPORT: E lei ci può provare che attraverso questa valvola si evita il
terremoto?
PIERLUIGI IGHINA: Si, se ho ancora i giornali glieli porterò: a Modena è venuto
il terremoto, a Faenza è venuto il terremoto e a Imola niente.
REPORT: Lei l’ha proposta a qualcuno questa valvola?
PIERLUIGI IGHINA: A tutti.
REPORT: E cosa le hanno risposto?
PIERLUIGI IGHINA: Che se ne fregano.
REPORT:
Perché?
PIERLUIGI IGHINA:
Perché gli costerebbe troppa fatica. E poi non ci credono.
REPORT:
Lei ha mai provato a brevettare una sua invenzione per commercializzarla?
PIERLUIGI IGHINA:
Non serve.
REPORT:
Perché non serve?
PIERLUIGI IGHINA: Perché se
lo sanno lo fanno tutti. Perché frenare una cosa che posso divulgare a tutti per
farla adoperare?
REPORT:
Allora adesso ci sono le nuvole in giro. Lei cosa farà?
PIERLUIGI IGHINA:
Ecco, si vede la rotazione.
REPORT:
No, non c’è ancora!
PIERLUIGI IGHINA:
(su immagini delle nuvole)
Come no, guarda là! Non vedi che ruota?
REPORT:
Ighina dice che le nuvole sono in rotazione. In effetti si comincia a vedere uno
spiraglio.
PIERLUIGI IGHINA:
Guarda come si apre, sopra l’elica! Non lo crede nessuno.
REPORT:
Dopo 10 minuti lo spiraglio si allarga.
PIERLUIGI IGHINA:
(su immagini delle nuvole)
Vedi che si apre tutto? Puoi dire che non è vero?
REPORT: (Dopo appena mezzora il cielo sopra all’elica di Ighina è ormai completamene
aperto, letteralmente spaccato in due. Sarà un caso? Chi lo sa? Sta di fatto che
tutti quelli che sono venuti qui hanno sempre visto la stessa cosa: le nuvole
che si aprono.) :-"
Lei potrebbe far piovere dove c’è la siccità praticamente."
PIERLUIGI IGHINA:
Ma non vogliono.
REPORT:
Risolverebbe il problema della siccità nel mondo.
PIERLUIGI IGHINA:
Ci ho provato, ho mandato questa idea in Africa. Sa cosa mi hanno detto? Se la
prenda e la porti via perché noi guadagniamo sulla mancanza di acqua.
REPORT:
Ma Ighina, come ama sottolineare, se ne frega. La soddisfazione lui la trova da
altre parti: per esempio nello stupore e nella meraviglia dei bambini di fronte
al cielo che si apre sopra la sua elica.
PIERLUIGI IGHINA:
E’ la più grande soddisfazione della mia vita.
MILENA GABANELLI
(in studio):
Giuliano Preparata, buonasera. Lei è docente di fisica alla Statale di Milano,
lavora con Fleishman alla fusione fredda in uno di quei pochi laboratori sparsi
per il mondo, in qualche modo, insomma, lei è dentro le istituzioni. Che cosa
pensa di questi 3 arzilli vecchietti che abbiamo appena visto?
GIULIANO PREPARATA
– (Università Statale di
Milano - 1942-2000):
Io sono molto colpito dalla vivacità intellettuale di queste persone, anche
molto anziane. Personalmente, avendo visto nella mia vita tante credenze
sfatate, sono portato a dare credito a costoro.
MILENA GABANELLI:
Quindi non sono dei ciarlatani?
GIULIANO PREPARATA :
Assolutamente. Non hanno nessun aspetto della ciarlataneria. Sono persone che
probabilmente hanno scoperto delle cose nuove, incomprensibili all’interno della
visione generalmente accettata della fisica, e che dovrebbero essere guardate
con grande interesse e grande simpatia perché potrebbero aprire degli scenari
nuovi.
MILENA GABANELLI:
Ma la storia dell’elica che apre il cielo, per esempio, nessuno ci crede…
GIULIANO PREPARATA:
Come nessuno crede: lì c’era un cielo assolutamente nuvoloso, parte quest’elica
e il cielo si apre. Secondo me questo è un fatto reale. Il fatto che uno non ci
creda vuol dire che non ha gli strumenti per capire come ciò avvenga, ma questo
invece di portare alla ridicolizzazione di chi propone certe cose dovrebbe
condurre lo scienziato vero, curioso, a darsi da fare per vedere cosa manca
nella visione che viene generalmente accettata per poter, una volta che questi
fenomeni siano stati riprodotti senza molti dubbi, riportarli nell’ambito della
razionalità scientifica.
MILENA GABANELLI:
Quindi lei dice che quando non ci sono strumenti per capire il fenomeno, non ci
si crede. Funziona così?
GIULIANO PREPARATA:
Si, secondo la teoria delle percezioni: se noi non ci aspettiamo una certa cosa,
potremmo anche avere davanti un elefante e non percepirlo come tale ma pensare
che sia una montagna grigia, per esempio.
MILENA GABANELLI:
Lei, rispetto a questi signori che ne sono fuori, è nell’istituzione. Oggi il
ricercatore autonomo che ha una grande idea, magari anche di forte interesse
sociale, come può accedere ai fondi della ricerca?
GIULIANO PREPARATA:
Praticamente non ha nessuna chance. Cerchi di immaginare che Archimede
Pitagorico arriva ad una grande agenzia creata per fare un certo numero di cose
come risolvere il problema dell’energia, della struttura dei materiali ecc.
Questo signore dice "io ho risolto questo problema". Ma come? Qui ci sono
migliaia di persone che, anno dopo anno, si celebrano in conferenze, che quando
possono riempiono le prime pagine dei giornali sui loro grandi risultati, sui
geni che hanno trovato, sulle macchine che hanno costruito. Sono quasi sempre
tutti americani: ogni tanto c’è qualche italiano che ha la fortuna di essere
aggregato a questi gruppi e di venire valorizzato.
Arriva Archimede Pitagorico e dice che le cose non si fanno così. E gli altri
che fanno? E’ arrivato il Messia? Non è questo ciò che succede.
MILENA GABANELLI:Ma allora sbagliano tutti. Se l’iter è questo, e non solo italiano, qualcosa di
giusto ci sarà?
GIULIANO PREPARATA:
La scienza, nel corso di questo secolo, è diventata un fatto socio-economico
importantissimo cosa che non era all’inizio di questo secolo. All’inizio del
secolo l’accademia non contava nulla., In Europa c’erano al massimo una decina
di cattedre di fisica teorica, oggi ce ne sono decine di migliaia. Vuol dire che
essenzialmente, dopo la seconda guerra mondiale, con il fatto che i fisici hanno
mostrato alla società che facendo una bomba atomica avevano risolto il conflitto
mondiale, è venuta fuori l’idea che la scienza fosse un importantissimo elemento
del funzionamento di una società.
MILENA GABANELLI:
Ma questo è vero.
GIULIANO PREPARATA:
Il vero aspetto della scienza, che poi provoca tecnologia, è che è filosofia
naturale e investigazione della natura. Io dico spesso ai miei studenti che
l’investigazione della natura, la ricerca della verità scientifica, non può
essere una carriera, deve essere una sorta di missione.
MILENA GABANELLI :
Se Einstein vivesse oggi, cosa succederebbe?
GIULIANO PREPARATA :
Einstein, che pubblicò nel 1905 tre lavori fondamentali che innescarono tre
rivoluzioni scientifiche, era stato sbattuto fuori dal Politecnico Federale di Zurigo e si lavorava come esaminatore federale dell’ufficio brevetti di Berna.
Einstein aveva 27, 28 anni, inviò i suoi lavori che furono pubblicati. Se
Einstein fosse vivo e mandasse dall’ufficio federale dei brevetti di Berna, al
Phisical Review, a Nature, a Science, non verrebbe sicuramente pubblicato, senza
il minimo dubbio.
MILENA GABANELLI:
Cosa dovrebbe cambiare nel modo di gestire la scienza?
GIULIANO PREPARATA:
Occorre destinare una piccola percentuale, il 5% o meno, dei fondi statali alle
ricerche non accademiche, non convenzionali.
Questi inventori che abbiamo visto potrebbero accedere a dei fondi. Il 5% dei
fondi statali sono una piccola fetta che non toglie nulla alla scienza ufficiale
ma potrebbero contribuire a dare un enorme impulso a queste persone che hanno
idee nuove. Ma se noi andiamo a chiedere all’accademia di dare a costoro la
possibilità di distruggere il monopolio dei grandi, non glielo daranno mai.
MILENA GABANELLI
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